martedì 8 febbraio 2011

LAIBACH A TRIESTE, RECENSIONE DI RICKY RUSSO IL PICCOLO 06.02.11

Successo dei Laibach a Trieste con una performance davvero potente, ipnotica ed intensa al Teatro Stabile Sloveno di Via Petronio, che ha registrato il tutto esaurito, lo scorso venerdì.
 
È stata così un’ottima partenza della rassegna “Due Teatri in accordo”, in collaborazione con la Cooperativa Bonawentura, che prevede un cartellone di notevole spessore musicale per i prossimi mesi: Ray Gelato & His Giants Orchestra già il 15 febbraio, e poi in arrivo James Chance & Les Contorsions, Boban I Marko Marković Orkestar, Elio in Gian Burrasca e Jon Spencer Blues Explosion.
 
Nella prima tappa del nuovo tour internazionale “Laibach Revisited”, la celebre band industrial rock di Lubiana ha offerto uno spettacolo all’altezza della propria fama.
 
I Laibach, da ormai trent’anni, sono dei provocatori estremi, oltre la musica: agitatori, filosofi, grafici, fondatori del collettivo artistico NSK, ispirati dalle avanguardie degli anni ’20 e dalle tesi dello psicanalista sloveno Slavoj Žižek, sempre impegnati nella messa a nudo delle vere modalità dei sistemi di controllo, siano essi politici, culturali o religiosi.
 
Vederli in concerto è un’esperienza forte, che non lascia indifferenti,  il loro approccio live è un vero e proprio assalto frontale, dal punto di vista sonoro, teatrale, concettuale e cinematografico. 
 
Il concerto triestino dei Laibach ha ripercorso i momenti salienti della loro lunga carriera, vissuta con pericolosità sul filo del rasoio (spesso censurati, ostacolati, respinti dall’ex Jugoslavia e Slovenia).
 
Senza compromessi, ma con grande equilibrio nella “messa in scena”, il collettivo sloveno ha eseguito un set trascinante e percussivo. Colmo d’angoscia ed oscurità, soprattutto nella prima parte dello show, incentrata sulle produzioni (rivisitate) degli anni Ottanta: «Boji», «Smrt za smrt», «Brat moj», «Ti, ki izzivaš» (include un sample da «Psycho»), «Nova akropola» (tra retorica dittatoriale e passione declamatoria).
 
La seconda parte dell’esibizione ha pescato nel repertorio più recente, caratterizzato da un suono vicino alle ritmiche techno, alla dance cyberpunk, canzoni che mantengono un tono militaresco e giocano con la magniloquenza degli inni metal da stadio (il gruppo tedesco dei Rammstein ha fatto tesoro di questa formula ed ha venduto milioni di dischi): «Tanz mit Laibach» (vera hit EBM da dancefloor alternativo), «Alle gegen alle», «Du bist unser», «Satanic versus». Non sono mancati gli estratti da «Volk» (uscito nel 2006, ispirato agli inni nazionali).





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